Ho appena deciso che la vita è una cosa meravigliosa. Sì, l'ho pensato poco fa, mentre leggevo Erich Fromm in bagno. A sostegno di questa mia tesi e, più che altro per convincermene, dato che in questo momento ho realmente bisogno di crederci, elencherò le dieci ragioni per cui la vita è meravigliosa. Ovviamente se ne trovo anche solo nove mi suiciderò. Dunque:
1. leggere Erich Fromm in bagno all'una di sabato sera;
2. rientrare dopo un giorno in giro e poi togliersi le scarpe facendole volare in aria scuotendo i piedi mentre si è già stesi a panciasotto sul letto;
3. rientrare tardi e fare attenzione a non svegliarla, per poi metterti sotto le coperte e scaldare i piedi freddi sulle gambe di lei, e se sei single, poggiare i piedi freddi direttamente sulla stufetta a gas;
4. imparare a suonare uno strumento, anche il citofono fa numero;
5. dire: "Te l'avevo detto io!";
6. vedere che qualcuno, ad un esame in cui sei andato parecchio male, è riuscito ad andare peggio di te;
7. trovare una persona che sia una con la quale riuscire a parlare come se la conoscessi da sempre;
8. andare a mangiare a casa della Benny un sabato sì e l'altro due volte (ovviamente chiunque legga è invitato);
9. mangiare con le mani;
10. a qualsiavoglia domanda ti venga posta rispondere: "Non so. Non è di mia competenza".
Poco fa incontro un signore che era andato a fare una passeggiatina con la figlia. Siamo avanti al portone del condominio in cui ho un appartementino affittato quando il padre dice alla figlia:
"Citofona a mamma".
"Non si preoccupi - dico alla bambina (nella vita dò il lei a chiunque non conosco, a chi è più anziano invece dò del voi, tranne ai miei genitori, con loro mi limito al lei) - ho le chiavi."
La bambina, che non arriva al citofono, continua a saltellare nella vana speranza di pigiare un tasto a caso.
Il padre prende la bimba tra le braccia e la solleva così che riesca a premere il tasto esatto. Poi mi fa:
"E' sempre meglio avvisare".
"Buongiorno. Lei - è giovane - abita al terzo?".
"Sì. Tu al secondo vero?"
"Già. Ha ragione. Sempre meglio avvisare".
Sottoscritto: Saresti?
Sconosciuto: O Danié so Massi. Sto in macchina co Giò.
Sottoscritto: Massimo che ti serve?
Massi: Ma tu stasera che fai?
Sottoscritto: Vedi che sono rientrato a casa. Torno a Roma martedì.
Massi, credo disturbato da una musica alta, o forse solamente ubriaco: Non ho capito, a Roma? A Roma dove?
Sottoscritto: Non a Roma. Sono giù. Sto con amici a bere al Bar Capri.
Massi: Al Bar Capri? Aspetta allò. Nun te move! Mezz'oretta e sto lì!
Sottoscritto: Massi! Massi? Ma che cazzo dici... Massi: Tuuu tuuu tuuu tuuu...
Ho questa cattiva (non sto a spiegare il perché ma è cattiva) abitudine: prima di vedere un film leggo il libro da cui lo stesso è tratto.
Le condizioni per cui si verifichi tale situazione sono due:
1. il film deve ovviamente essere tratto da un libro;
2. la trama deve far sorgere in me un minimo di curiosità (racconti come Il Signore degli Anelli e Il Codice da Vinci, che puntano alla maestosità del messaggio per non far capire che il messaggio in sé fa cacare, non li leggerei nemmeno sotto costrizione, mi basta anche vedere direttamente il film, o meglio, i primi 15 minuti).
Questa tradizione, che ha avuto inizio con Fight Club, mi ha ora portato ad aprire il romanzo clandestino Gomorra. La vera censura di un libro è un lungometraggio che si basa su di esso. Tutti celebrano Gomorra, purché, sia chiaro, nessuno lo legga. Nel film si annulla ogni denuncia del romanzo, trattandola unicamente dal punto di vista emotivo. Cade la dicotomia tra politica e criminalità facendo apparire la camorra come qualche dozzina di ragazzi nullafacenti armati che va a zonzo con l'autoradio alta. Sia chiaro, la camorra è anche questo, ma quello che ci viene proposto altro non è che il segmento di una linea infinita.
Le domande che oggi ci poniamo avevano trovato già risposta tre anni fa, nella denuncia di Roberto Saviano, precisamente nella pagina 236, dal capitolo Cemento armato:
«Io lo so e ho le prove. Tutto nasce dal cemento, non esiste impero economico nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni: appalti, cave, cemento, inerti, mattoni, impalcature, operai [...] So come è stata costruita mezza Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi e ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia [...] attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma [...] Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi».
"I bambini ce l'hanno, lo usano, ma gli adulti lo usano di più, o almeno dovrebbero. Il papa pure lo ha, lo usa, però non ne parla. Berlusconi lo ha, lo usa, però lui ne parla. Cos'è?".
Lei avrà capito che questo è uno di quegli indovinelli, quelli col doppio senso. Che la prima parola che ti viene in mente è quella lì, quella sconcia, il "coso", che però sicuramente la parola da indovinare è un'altra.
La prima volta che me l'hanno fatto, questo indovinello, ho pensato che la parola da indovinare fosse la parola "sapone". Ho pensato che i bambini sicuramente il sapone ce l'hanno, lo usano, però gli adulti lo usano di più. Il papà anche ce l'ha, lo usa, e tra i tanti argomenti che affronta Sua Santità, forse il sapone è l'unico su cui non ha messo bocca. Poi Berlusconi di sicuro il sapone ce l'ha, lo usa, però non ne parla. Forse ne avrà parlato in una di quelle barzellette che racconta lui, sugli ebrei nei campi di sterminio, però io non mi ricordo. E poi ho capito che la verità, la risposta agli indovinelli col doppio senso, è che non c'è nessun doppio senso. Che la parola giusta con cui devi rispondere a un indovinello col doppio senso è quella lì, la prima che ti viene in mente, ovverosia quella sconcia: il "coso", però quella parola non si può dire.
Certe parole non si possono dire, è illegale. Se non si è proprietari di quella parola non la si può pronunciare. Mi capisci? E' un po' come le canne: se le fanno tutti però è illegale e quindi non si può dire. Bisogna stare zitti. Certe parole non le possiamo dire perché non c'è la libertà di parola. E se la vuoi dire quella parola te la devi comprare.
Sa che ha detto il papa qualche giorno fa? Che ricchezza successo e carriera sono false chimere. Lei mi dirà: "Ma con quale faccia può dire sta cosa? Proprio lui che c'ha il vezzo dei cappellini costosi. Lui che c'ha una sottana che solo la sottana che copre le mutande e manco si vede costa mille euro. Sto signore che va in giro tutti i giorni con un vestito che una donna normale se lo può permettere una volta sola nella vita può dire che la ricchezza è una falsa chimera? Poi dice il successo è una falsa chimera, la carriera è una falsa chimera. Ma se c'è un cattolico al mondo che ha fatto successo e ha fatto carriera è il papa. Come può dire che siano false chimere ricchezza successo e carriera?". Lo può dire perché s'è comprato le parole e ci fa quello che gli pare. Perché le parole si comprano, si vendono, e chi è padrone di quella parola la usa come vuole.
Ultimamente sul mercato sono uscite alcune parole che vanno vendute a coppia, tipo i calzini, che non puoi comprarti un calzino soltanto, te li devi prendere tutti e due. Per esempio la parola "stupro", e la parola "rumeno". Infatti quando si parla dell'uno si parla sempre dell'altro. Anche se poi la stragrande maggioranza delle violenze avviene fra le mura domestiche. Anche se il settanta per cento degli stupratori sono il marito, l'ex marito, un amico, un vicino, un parente, il datore di lavoro. Anche se solamente il sei sette per cento degli stupratori sono sconosciuti alla vittima, e tra questo sei sette per cento ci saranno pure una percentuale di stranieri, tra questi stranieri ci saranno pure degli immigrati, tra questi immigrati dei rumeni. Eppure, queste parole vanno a coppia. Come la scarpa destra con la scarpa sinistra.
Ormai sarete tutti al corrente dell'imminente fine del mondo, comunicataci da fonti affidabilissime quali i Maya, che avverrebbe venerdì 21 Dicembre 2012.
Umilmente, e non volendo contraddire nessuno, mi sembra di ricordare che i Maya scomparirono un po' più di un millennio or sono per una cosa tipo la siccità. Certo delle loro conclusioni ammetto che ho avuto più di qualche perplessità a credere che qualcuno che non abbia previsto la propria fine sappia quella dell'intero pianeta. Tuttavia, dopo aver recuperato la ragione ho inteso come fosse inopinabile la parola dei Maya, e che non è che mi secchi tanto la fine del mondo, quanto quei tre profetici giorni di oscurità prima.
Ora, quando un paziente è terminale non è che stia a stabilire cosa fare dopo esser morto. Quello che fa un paziente è aspettare. Altrimenti paziente non è. Ci troviamo invece già a programmare altri cataclismi, perché è noioso starcene con le mani in mano fino al 2012. E' così che due astronomi professionisti hanno pensato di stabilire un'altra data buona come un'altra per uno scontro con un meteorite: il 2029.
Magari le profezie dei Maya altro non erano che un racconto, del resto, se a noi seguirà una civiltà avrebbe di che preoccuparsi per tutti i reperti apocalittici che troverebbero. Da Indipendence Day a The Day After Tomorrow, da La Guerra dei Mondi a Supersize Me, da Buona Domenica a Uomini e Donne. Ed è con questa speranza che i due astronomi hanno trovato il successo nel solo fatto che ora si parli di loro. Diciamocelo, stabilire la data della fine del mondo è un po' come esserne i fautori. Il problema sta più che altro che i due han preferito la celebrità alla credibilità professionale, ma passa poco tra uno scienziato e un pagliaccio a volte.
Pochi giorni dopo, infatti, arriva la smentita dai colleghi di tutto il mondo. I calcoli dei Ficarra e Picone spaziali erano errati. Il meteorite, a quanto pare, passerebbe comunque a soli 29.000 km dal nostro pianeta, che tra poco non ne potrà più delle iettature e si suiciderà da solo, smentendo così ogni previsione. La distanza non è però così estesa. Basta pensare che probabilmente verrà spazzato via qualche satellite per le telecomunicazioni, ma niente paura. La NASA rassicura:
NON SI INTERROMPERA' ALCUN PROGRAMMA TELEVISIVO.
In virtù di ciò, possiamo dormire sonni tranquilli. Ma nemmeno tanto, perché già son previste fini del mondo nel '36, nel '37 e nel '39. Chissà perché invece di pensare a queste catastrofi inevitabili non si pensa a quelle peggiori, che accadono ogni giorno, e sotto i nostri occhi. Ma non c'è da impensierirsi. La NASA rassicura: